dott.ssa Nappo
psicologa 
dott. Messina
Odontostomatologo

La deglutizione, una delle funzioni fisiologiche della vita di ogni individuo, è un processo articolato e complesso che, grazie al coinvolgimento coordinato e sequenziale di numerose strutture nervose e muscolari, permette la progressione e il trasporto del bolo alimentare dalla bocca verso le vie digestive. La dinamica della deglutizione cambia nei diversi periodi della vita a partire dall’età neonatale attraverso delle tappe strettamente legate all’età e al grado di sviluppo del sistema neuromuscolare. Il passaggio da una deglutizione infantile a una deglutizione adulta si svolge nell’arco di alcuni mesi ed è favorito dalla maturazione neuromuscolare, dall’acquisizione della posizione eretta del capo, dalla necessità di variare l’alimentazione da liquida a solida, dal desiderio di assaggiare nuovi alimenti e dal completamento della dentizione. In media i bambini completano lo sviluppo della deglutizione intorno ai 12-15 mesi. 
La deglutizione dal punto di vista psicologico rientra nell’ambito della sfera oro-alimentare ed è correlata alla funzione della suzione per la quale il neonato possiede fin dalla nascita un equipaggiamento neurofisiologico particolarmente ben sviluppato. Indipendentemente dalle variazioni individuali più strettamente collegate all’alimentazione, la suzione sembra costituire per il bambino un bisogno a sé, connotato fin dall’inizio in termini relazionali sia esplorativi che consolatori. 
Com’è noto, si parla di deglutizione scorretta quando questa funzione non segue le modalità caratteristiche dell’adulto ma si manifesta invece, oltre il periodo ritenuto fisiologico (5-7 anni di età), attraverso il modello infantile. Alla deglutizione scorretta si accompagnano solitamente nei bambini dislalie e malocclusioni. In termini strettamente medici il problema non sembra essere particolarmente grave in quanto, con una terapia adeguata (di tipo ortodontico e di tipo funzionale), si riesce in poco tempo a correggere questa cattiva abitudine, risolvendo anche i difetti di pronuncia ad essa correlati. 
Ciò che sembra però allarmare gli specialisti (Bianchi di Castelbianco, 2003) è quanto si nasconde dietro questa abitudine, che può essere letta come un chiaro segnale di disagio sociale, un rituale, un “tic” che non abbandona mai il bambino, nemmeno quando dorme.
Tra le cause accertate di deglutizione scorretta sono state individuate infatti, oltre a patologie di tipo organico (tonsille e adenoidi ipertrofiche, alterazioni anatomiche locali, fattori ereditari), le cosiddette abitudini viziate come la suzione del dito o di altro oggetto (transizionale) o l’uso prolungato del succhiotto o del biberon. Un tempo tali abitudini ad alto valore consolatorio venivano accantonate però durante il gioco e il sonno. Oggi invece con questa tendenza a “ciucciarsi la lingua” spingendola contro i denti, il bambino pratica un’attività di auto-consolazione ininterrotta. Inizia da piccolo, già nei primi mesi di vita e continua fino agli 8-9 anni, quando i danni oggettivi ai denti e al linguaggio diventano visibili e si giunge alla consultazione specialistica. 
È stato ipotizzato (Bianchi di Castelbianco, 2003) che i veri motivi di tale disturbo possano essere ricercati nell’autonomia che troppo precocemente viene oggi imposta ai bambini. “Per esigenze lavorative oggi la madre si assenta molto presto, mentre prima il distacco avveniva intorno ai 3-4 anni di vita del bambino; oggi il piccolo comincia a frequentare l’asilo nido a pochi mesi, gli si toglie il pannolino a 18 mesi, mentre non molto tempo fa questa richiesta veniva fatta non prima dei 3 anni di vita. I bambini si sentono sempre più soli, sempre più stressati e sottoposti a una serie di richieste che non sempre sono in grado di affrontare. Ed ecco che “ciucciandosi la lingua” si autoconsolano, si autococcolano, vincono la solitudine.”

Alla luce di quanto sopra esposto sembra importante sottolineare la pertinenza di un intervento di tipo psicologico, da affiancare a quello medico-riabilitativo, per esplorare le dinamiche relazioni del bambino con le figure genitoriali e il suo livello di autostima sia sul piano delle abilità cognitive che delle competenze sociali.
Recenti ricerche (Di Renzo, Bianchi di Castelbianco, 2006) hanno messo in evidenza una correlazione statisticamente significativa tra DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento) e atteggiamento di particolare dipendenza nei primi anni di vita nelle principali condotte di base. Una percentuale significativa di bambini, nello studio in oggetto, presentava problemi di autonomia nelle condotte alimentari (allattamento materno particolarmente prolungato, uso del biberon oltre i 4 anni di età…), nelle condotte del sonno, nel controllo degli sfinteri e nelle fasi di separazione per l’inserimento scolastico. Tale ricerca ha mostrato come i bambini con DSA tendano a dare di sé un’immagine di sicurezza che non corrisponde al vissuto interno, come se ci fosse uno sforzo di adeguamento alle richieste dell’ambiente non suffragato però da adeguati modelli operativi interni.
Appare evidente la potenziale sovrapponibilità di bambini con deglutizione scorretta e bambini con DSA, caratterizzati entrambi da difficoltà inerenti all’area della dipendenza/autonomia e dell’immagine di sé. A sostegno di tale ipotesi, sembrano essere state riscontrate correlazioni tra la deglutizione scorretta e la capacità di decodifica dei grafemi (movimenti saccadici). 
L’intervento psicologico, in integrazione con quello medico-riabilitativo, dovrà essere volto alla valutazione e presa in carico del disagio del bambino e alla rilevazione di specifiche difficoltà di apprendimento. Il contatto iniziale, in concomitanza della prima visita odontoiatrica, sarà effettuato con il bambino e i genitori, per offrire uno spazio di ascolto e contenimento di eventuali aree di problematicità già emerse e per proporre il percorso di sostegno psicologico, valutandone la loro disponibilità, che, come noto, risulta premessa indispensabile all’efficacia dell’intervento. Una volta concordata la presa in carico, che procederà parallelamente all’attività di riabilitazione miofunzionale, i colloqui successivi potranno essere effettuati con il bambino oppure con i genitori, in relazione alla valutazione della specifica situazione. Nel primo caso si utilizzeranno le tecniche espressive (disegno libero, test grafici) che rappresentano lo strumento elettivo, sia in termini di valutazione che di intervento, nella relazione psicologica con il bambino e, dove opportuno, anche scale di misurazione di specifiche dimensioni psicologiche (ansia da separazione); tali modalità operative saranno adattate anche in funzione dell’età dei pazienti. Nel lavoro con i genitori, come anche in presenza di adolescenti, si effettueranno colloqui clinici di sostegno. 
Le connessioni tra gli aspetti strettamente organici e quelli che riguardano la sfera più ampia della personalità, che risultano evidenti da queste pur brevi riflessioni, sembrano deporre per una sempre maggiore attenzione ad una valutazione e presa in carico del bambino che tenga conto della sua complessa individualità psico-fisica. Appare inoltre necessaria una sempre maggiore collaborazione tra i diversi specialisti, affinché l’integrazione dei differenti livelli di intervento nella cura possa corrispondere alla naturale integrazione delle funzioni psico-fisiche nello sviluppo umano, e possa per questo offrire adeguate risposte.

 

Bibliografia
Bianchi di Castelbianco F., L’allarme tra psicologi, pediatri e dentisti: è arrivata la deglutizione atipica, Babele, 25, 2003
Di Renzo M., Bianchi di Castelbianco F., Disturbi d’apprendimento, Babele, 34, 2006
Garofalo A., Pietrobono P., Il bambino con deglutizione atipica: un approccio interdisciplinare, Babele, 34, 2006
Montinaro C., Storia della Terapia miofunzionale ed evoluzione della deglutizione, estratto dal Corso di storia della Pediatria, 2006
Bianchi di Castelbianco F., L’allarme tra psicologi, pediatri e dentisti: è arrivata la deglutizione atipica, Babele, 25, 2003

 

 

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