dott. Calogero Todaro
fisioterapista 


Abbiamo già appurato come il piede (nel precedente articolo) trasmetta le spinte dal suolo ai segmenti soprastanti nello sforzo di una propulsione locomotoria. Ma affinché esso si possa esprimere l’arto inferiore deve avere un atteggiamento spaziale che risponda a dei requisiti precisi.
Osservando la pratica quotidiana e le informazioni contenute nei libri, si nota a prima vista che c’è n a discrepanza di descrizione, in quando è improbabile incontrare un individuo che abbia l’arto inferiore atteggiato spazialmente secondo la didattica.
Ma allora quale potrebbe essere l’atteggiamento giusto dell’arto?
È doveroso in questa discussione accendere una polemica verso il mondo accademico,e cioè che per tanti anni non solo si è studiato il corpo umano tagliandolo a fettine sottili e studiandone le singole componenti perdendo la visione d’insieme; ma si è osservato il corpo sempre attraverso due dimensioni o su due piani (frontale e sagittale) non facendo lo sforzo di immaginarlo in tridimensione. 
In tutti i libri di clinica ortopedica ci si descrive l’angolo cervico-diafisario femorale, il grado di antiversione (diverso nel bambino rispetto all’adulto) l’angolo di valgismo fisiologico del ginocchio ecc. tutto questo è didatticamente valido ma ha scarsa efficacia pratica sulle persone.
Facciamo una riflessione di tipo posturale se vogliamo capire quale possa essere la normalità nella dinamica del movimento:

  1. il corpo si muove secondo una dinamica (cioè movimento) prestabilita dalle catene muscolari e dal programma motorio che deve svolgere;
  2. le catene muscolari si sviluppano fin dall’acquisizione della stazione eretta e si organizzano in base alla tipologia di movimento e all’influenza ambientale;
  3. Raggiungono il completamento all’età di circa 9 anni;
  4. Sviluppano i segmenti scheletrici in base alle loro trazioni.

Tutto ciò si traduce in una unicità corporale diversa da soggetto a soggetto, e allora la normalità di cui si parlava prima diventa l’armonia tra l’atteggiamento spaziale scheletrico e la simmetricità delle catene muscolari. In una parola la capacità di espressione del movimento del corpo in modo equilibrato rispetto all’ambiente che lo circonda.
Per semplicità di esposizione possiamo dire che un atteggiamento corretto sia una ipotetica linea che sul piano saggittale dall’apofisi odontoide si proietti verso il basso passando per il trocantere finisca due dita anteriormente al malleolo e sul piano frontale la proiezione del baricentro cada all’interno del poligono di appoggio che bè un quadrato di 1 cm di lato situato tra i due piedi.
Si comprende così come un soggetto in stazione eretta abbia un equilibrio che è il risultato di oscillazioni antero posteriori regolati dal SNC. Non statico ma dinamico.
Quindi se un soggetto è attenzionato in statica o peggio ancora solo attraverso indagini strumentali e non viene osservato nel suo movimento globale si rischierà di indirizzare l’intervento terapeutico in una direzione diversa o non efficace per quel paziente.
Allora per capire se un soggetto ha un atteggiamento spaziale dei suoi arti inferiori corretto lo si deve osservare a 360° non solo con indagini strumentali (radiogrammi ecc.)  ma anche con l’esame obiettivo e durante il movimento.
Strumentalmente  ci si potrà interessare di osservare eventuali asimmetrie scheletriche tra dx e sn tipo: eterometrie vere ; fratture e interventi chirurgici che alterano il profilo articolare o la lunghezza dell’osso protesi,lussazioni congenite di anca. Queste produrranno sicuramente delle alterazioni posturali con evidenti modificazioni spaziali dell’arto inferiore anche scheletricamente. In assenza di evidenti traumi o altre patologie, le altre asimmetrie riscontrate nella pratica quotidiana, sono da ricondurre ad un alterato movimento (che nel tempo modificherà il profilo anatomico delle articolazioni)  che daranno come compenso un avvitamento elicoidale dei  segmenti scheletrici a vari livelli (bacino, femore, tibia, complesso astragalo-calcaneare metatarsi, volta plantare). In uno studio di Bourdiol si è evidenziato come le torsioni del bacino corrispondevano ad una alterazione dell’impronta plantare perché producevano funzionalmente dismetrie, ma radiograficamente i segmenti scheletrici erano uguali per lunghezza e forma. Ma allora cosa produceva l’asimmetria?
L’asimmetria era prodotta dalla diversa tensione delle catene muscolari degli arti che atteggiavano spazialmente l’arto in maniera differente. Ma ciò che si modifica è importante sottolineare in questo articolo è il valgismo o varismo riscontrabile nell’arto inferiore con la concomitante torsione dello stesso arto sul suo asse di carico associato ad una flessione o estensione a seconda della prevalenza dell’una o dell’altra catena muscolare.
Quindi in conclusione anche se si trovano dei soggetti che presentano alterazione dell’atteggiamento spaziale degli arti inferiori, ma sono queste ben tollerate ed in armonia con il resto del corpo, ed esprimono armonia di movimento, possiamo affermare che sono per quel soggetto normoatteggiate spazialmente.  Diversamente se un arto presenta un atteggiamento diverso dall’altro con ipotonia muscolare di uno dei due, con differente impronta podalica, non in armonia con i segmenti soprastanti ed in assenza come sopra detto di patologie ossee e traumatiche possiamo definire che esso ha un atteggiamento spaziale errato. (N:B: bisogna capire nella pratica quotidiana quale sia l’arto in armonia con i segmenti soprastanti per capire quello erratamente atteggiato).

 

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