dott. Calogero Todaro
fisioterapista 

Il piede dagli studi accademici è stato sempre diviso in avanpiede, retropiede, mesopiede  oppure a secondo del nome delle articolazioni tibio-tarsica sottoastragalica ecc.
Da anni lo studio del corpo è stato eseguito sempre in fase statica, e solo da alcuni anni che l’accurato analisi della biomeccanica ha permesso di studiare varie articolazioni nella dinamica del movimento e non ultimo il piede.
Vorrei fare una considerazione personale per l’approccio di questo argomento; quando noi siamo particolarmente stanchi o abbiamo camminato a lungo o costringiamo il nostro piede in calzature non idonee, allora ci ricordiamo che esso esiste. Lo massaggiamo lo coccoliamo lo mettiamo in scarico ecc. Ma abbiamo mai pensato che questo insieme di strutture ci permette costantemente la locomozione, ci sorregge scaricando il peso del corpo a terra e ci informa del suolo?
E allora mi viene da pensare ad una risposta;
Non è che il piede non sia solo un ammasso di ossa tendini e muscoli più o meno robusti o sia invece una struttura “pensante” capace di informare il resto del corpo?
Accantoniamo un attimo questa domanda e ritorniamo al nostro piede.
Dagli studi del Kapandji si evidenzia che il piede è diviso longitudinalmente con un asse passante per il terzo raggio in piede “blu” e piede “rosso” cioè un piede astragalico e un piede calcaneare. Un piede che comprende i tre cuneiformi e gli ultimi tre raggi ed un piede che comprende scafoide cuboide e primi due raggi.
                                     
Un piede di appoggio e un piede dinamico. Dal punto di vista della posturologia questo si traduce in un piede statico cioè di ammortizzazione, di dissipazione del peso gravitario e un piede dinamico cioè di propulsione capace di imprimere un moto.
Ma la struttura è la stessa, non esistono due piedi e allora facendo riferimento a questa divisione didattica come è che il piede da appoggio si trasforma in struttura di moto?
Ritorniamo ancora una volta agli studi kinesiologigi kapandiani; il piede diviso in quelle due zone con le considerazioni appena sopra esposte si configura come una struttura ad elica a passo variabile

Questa configurazione anatomica è osservabile sia nel moto senza spostamento che nel moto con spostamento ad opera di un osso chiamato astragalo. Esso è un menisco osseo senza inserzioni muscolari che si presenta torto come il passo di una vite.  
Scorrendo sul calcagno è in grado di imprimere un movimento di adduzione pronazione e arretramento in cui si assiste al trasferimento dato dal vincolo del suolo in forza propulsiva perché esso si trasforma da struttura prettamente atta al carico in una struttura sufficientemente rigida ( grazie all’avvolgimento e svolgimento di tutto il piede visto come struttura elicoidale) in grado di dare un “momento” che genererà propulsione.
Sia chiaro che non bastano da soli i piani di scorrimento più o meno obliqui che il piede possiede a generare tale propulsione ma ci deve essere l’apporto di qualche altro elemento.
Ritorniamo al nostro piede che avevamo lasciato all’inizio.
Il piede come organo di senso; è uno strumento straordinario perché nell’approccio del contatto al suolo lo svolgimento di questa elica podalica, fa adattare il piede al suolo, esso quindi percepisce il terreno, lo tasta ne ascolta le asperità la composizione si informa e viene informato da una miriade di sensazioni. 
La suola podalica è particolarmente ricca di pressocettori “ corpuscoli di pacini, ruffini organo del golgi ecc” in grado di reagire a pressioni relativamente modeste, e generare una scarica neuronale come afferenza al SNC per generare quindi una risposta.
Ma se il piede è organo di senso occorre anche che esso sia fornito di un motore propulsivo capace di generare un moto.
Ed allora se osserviamo il piede in momento biomeccanico vediamo che esso approccia al suolo in totale inversione con il bordo esterno del calcagno, quindi col bordo esterno del piede, rulla e appoggia progressivamente dal V al I metatarso e da qui inizia l’avvolgimento dell’elica podalica che porterà alla propulsione.
A questo punto ad opera del tibiale posteriore  l’astragalo compie una eversione e si  assiste al serramento dello scafoide e del I metatarso sull’astragalo, il tibiale posteriore entrerà in contrazione, serrando ulteriormente queste ossa e contemporaneamente, grazie alla sua inserzione porterà in I raggio verso il suolo, permettendo alla struttura di raggiungere la rigidità necessaria affinché il carico del corpo sia retto dal primo metatarso,  cosi chè il tricipite potrà dare la propulsione in avanti.
A questo punto l’informazione neurosensoriale potrà risalire fino al cervello generando una risposta muscolare adeguata allo stimolo podalico.

 

 

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza di navigazione. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.