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dott. Salvo Bonvegna 
Laurea in Scienze Motorie 
Master in Posturologia “Sapienza” - Università di Roma

 

L’evoluzione dell’allenamento sportivo, dovuto al contributo di numerosi esperti provenienti da diversi campi della scienza, ha portato al miglioramento della performance sportiva. 
L’utilizzo di plantari, bite, trattamenti osteopatici e quant’altro è diventato d’obbligo per non dire di  moda!
Nonostante tutto, a volte le prestazioni non migliorano o addirittura peggiorano, come mai?
Ci si è mai chiesti come le diverse metodiche usate in maniera irrazionale possano incidere globalmente sulla postura? Sicuramente no!
La posturologia, branca medica che si occupa scientificamente e clinicamente della postura in maniera olistica, è riuscita a dare risposta a molti problemi irrisolti legati alla performance.
Per postura possiamo intendere la posizione del corpo nello spazio e la relazione spaziale tra i segmenti scheletrici, il cui fine è il mantenimento dell’equilibrio (funzione antigravitaria), sia in condizioni statiche che dinamiche, cui concorrono fattori neurofisiologici, biomeccanici, psicoemotivi e relazionali, legati anche all’evoluzione della specie.(F. Scoppa)
La postura non è altro che una modulazione del tono risultante di una complessa serie di processi neurofisiologici all’interno di un sistema di tipo cibernetico  (fattore neurofisiologico).
Tale sistema ha delle entrate specifiche, costituite dalle informazioni provenienti dai recettori posturali: l’occhio, l’orecchio interno, l’apparato stomatognatico, il piede, la cute e l’apparato muscolo-scheletrico.
I recettori informano il Sistema Nervoso Centrale del loro stato e generano una risposta posturale, che modifica lo stato delle catene cinetiche muscolari e di conseguenza le catene articolari (fattore biomeccanico).
Infine, la visione olistica della postura non può non comprendere il fattore psicoemotivo, in quanto essa è espressione stessa della vita emotiva di ognuno di noi.
Quindi i fattori in grado di influenzare il sistema posturale sono molteplici e gli atleti sono molto più allenati delle persone comuni a gestire anomalie del sistema posturale, ma a discapito del dispendio energetico, che andrà a limitare la prestazione durante il combattimento.

Nelle prossime uscite analizzeremo come ogni singolo recettore possa infuenzare profondamente il combattimento.Vi assicuro, rimarrete sbalorditi!

 

 

dott. Salvo Bonvegna 
Laurea in Scienze Motorie 
Master in Posturologia “Sapienza” - Università di Roma

 

Pensando il piede la prima cosa che ci viene in mente è la corsa o il moto in generale eppure anche se suona strano il piede è un “organo sensoriale”.
Grazie alla sua struttura molto complessa fatta di numerosi recettori plantari ed endoarticolari, il piede viene considerato, insieme all’occhio e all’apparato stomatognatico, un “tampone” della postura in grado di adattarsi ad essa ma al tempo stesso di modificarla.
Inoltre il piede connette il corpo con il terreno, e grazie alla superficie cutanea plantare, ricca di recettori che hanno una soglia di sensibilità molto elevata, fornisce al cervello tutte le informazioni recepite a livello cutaneo, tendineo ed articolare e di tutte le sensazioni tattili, vibratorie, spaziali e traumatiche. In posturologia, il piede è classificato in:

  1. causativo: responsabile principale dello squilibrio posturale;
  2. adattativo: si adatta ad uno squilibrio che viene dall’alto (di solito occhi e denti);
  3. misto: è adattativo e causativo allo stesso tempo.

L’alterazione dell’appoggio plantare andrà oltretutto a modificare l’equilibrio delle catene muscolari, iperprogrammandone alcune a discapito di altre.
In un atleta il valgismo determina una iperprogrammazione della catena di chiusura e quindi una retrazione degli adduttori, del semitendinoso, del vasto interno, dei peronieri, del gastrocnemio esterno e dell’abduttore del quinto dito, i quali porteranno ad una chiusura dell’anca, una rotazione interna del femore e della tibia, sollecitando legamenti e tendini.
Tutte queste limitazioni funzionali, saranno compensate dall’atleta utilizzando tutti quei muscoli che possono sviare il problema ma che, se ipersollecitati, non solo aumentano il dispendio energetico durante la performance ma possono  causare dolori articolari e muscolari.
Analizziamo 2 tecniche d’attacco di un atleta con piedi valghi:
Attacco in blitz: la catena di chiusura iperprogrammata e la catena di apertura ipoprogrammata determineranno un utilizzo parziale,in termini di potenza espressa, di tutti i muscoli estensori dell’arto inferiore.Conseguentemente la velocità dello slancio nel blitz sarà, anche se allenata,  sempre limitata. 
Calci circolari con slittamento:l’ipoprogrammazione della catena di apertura aumenterà il dispendio energetico per alzare l’arto che effettua il calcio, sovraccaricando di lavoro alcuni muscoli fra cui lo psoas-iliaco che, se potenziato eccessivamente, porterà ad una iperlordosi lombare, tipica degli atleti di semi-contact.
Vedete quanto è importante l’appoggio plantare durante il combattimento? Quindi curate i vostri piedi, la loro sensibilità vi ripagherà!

 

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